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Dall' intervista di Gabriele Longo a Francesco Bruno sul numero di marzo 2010 su "Chitarre"Abbiamo incontrato Francesco Bruno per parlare del suo ultimo progetto multimediale incentrato sulla figura di Tiziano Terzani, il giornalista scrittore che dedicò la sua vita di “viaggiatore” all’esplorazione di luoghi e popoli soprattutto dell’Oriente. Un lavoro musicale e non solo, intitolato “Le parole altre: il lungo viaggio di Tiziano Terzani”, che è stato pubblicato lo scorso 16 febbraio dal gruppo editoriale L’espresso-La Repubblica in forma di cofanetto contenente un dvd con le riprese dell’omonimo spettacolo, un cd e un libro fotografico. Immagini intense, parole vive pronunciate da Angela Terzani Staude, musiche e suggestioni sonore con il Francesco Bruno Ensemble per trasmettere un messaggio di pace, di dolore ma anche di speranza.
Possiamo prendere spunto dalla serata di presentazione di questo progetto multimediale che ti vede protagonista, avvenuta mercoledì 20 maggio alla sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, in cui confluiscono musica, testi, immagini che si riferiscono ai viaggi e alla ricerca di Tiziano Terzani giornalista, ma anche scrittore e filosofo. Vuoi parlarcene?Sì, come dicevi tu è un progetto multimediale che è stato ispirato dalla lettura di un’intervista a Tiziano Terzani su una rivista web in cui Tiziano sosteneva che gli artisti hanno il potere di generare un cambiamento nell’animo umano. Diceva Tiziano: qual è quella cosa che fa più breccia nel cuore delle persone? non è certo la testa (che procede per logica) o la pancia (che ascolta solo i bisogni) ma è proprio l’arte! E poiché l’azione del singolo nasce dal cuore, sarà l’arte a produrre nella società i propri effetti positivi di cambiamento. A me è sempre piaciuta l’idea di fare dei “viaggi” che nei miei dischi precedenti sono stati dei viaggi virtuali attraverso la musica (il viaggio nel Mediterraneo, quello nel mondo dell’America Latina). In questo caso, si è trattato di un viaggio attraverso la vita di questa persona così ricca di esperienze sia esteriori che interiori, un uomo che mi ha affascinato per la sua capacità di avvicinarsi così tanto alla verità, aldilà dei credo politici, delle ideologie.Come hai pensato di strutturare un discorso filosofico così elevato e tradurlo in spettacolo?Sono partito proprio dal viaggio. Mi è venuta l’idea di ripercorrere a varie tappe alcuni dei viaggi che Terzani fece nella sua vita e prendendo spunto da ciò, descrivere con il contributo anche di altri artisti, attraverso musica, immagini e le preziose testimonianze di Angela Terzani Staude, le realtà da lui vissute. In conclusione, utilizzare il linguaggio dell’arte, per viaggiare tra passato e presente con “altre parole” attraverso queste complesse realtà. Ecco, la sfida era quella di emozionare. Del resto, anche Terzani raggiunse questo approccio nella sua maniera di scrivere in modo progressivo, iniziando la sua carriera come inviato di guerra, per poi trovare a mano a mano un modo molto più forte di descrivere la realtà trasformandosi in uno scrittore, trovando anche lui ‘altre parole’ per poter comunicare alla gente. Questo è stato il grosso salto che è riuscito a fare e che mi ha catturato emotivamente.Insomma anche tu ti sei cimentato con questo approccio dal tuo punto di vista!?Beh, sì. La mia sfida, che del resto ho affrontato un po’ in tutti i miei lavori precedenti (per esempio il mio progetto Huacapù sull’America Latina) [Chitarre 209], è stata quella di fornire una mia interpretazione, la visione di un musicista italiano che si confronta con ‘l’altro’ diverso da me. Un altro approccio che condivido con Terzani è quello per cui lui affermava che bisogna essere un po’ camaleonti, nel senso che quando tu vai a visitare un altro paese devi operare su di te una sorta di camuffamento per cercare di avvicinarti, di capire meglio l’essenza di quella realtà. E in questo c’è un atteggiamento di grande umiltà. Anch’io, mi sforzo di essere un po’ camaleonte nella mia maniera di vivere e di essere artista, perché è solo ponendosi con la maggiore umiltà possibile che si riesce a capire e far propria anche un’altra cultura, cogliendone la diversità come un arricchimento.richiedi l'intervista completa su: www.chitarre.com
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